02 novembre 2014

Novembre, la vetrina è già natalizia!

Giornata calda, intensa, piena di gente, il mercato è stato attivo e vivacissimo, avevo esposto con orgoglio anche le mie cassette della frutta tutte dipinte color noce, sono molto soddisfatta e... distrutta!!

17 ottobre 2014

autunno, voglia di tepore

e di un caldo the, avvolti in un plaid.
Mai come in questa stagione ho richieste di tazze di porcellana per tisane e the, perché resta un piccolo lusso, una coccola, poter sorseggiare la bevanda a temperatura giusta, nel modo giusto! 

Ricordo che da bambina rientravo infreddolita da scuola e mia nonna aspettava che togliessi il cappotto per farmi accomodare nella sua sedie preferita, accanto alla stufa a legna, poi mi porgeva una tazza non di the ma di cioccolata fusa, una delizia!

Oggi si ha poco tempo, non ci ferma, non si segue il rituale del the, che è cosa non da poco, come si usa nei paesi anglosassoni e in oriente. 
Eppure di domenica, durante un pomeriggio uggioso o nebbioso, tiriamo fuori il servizio bello, riempiamo la teiera di acqua bollente e lasciamo che l'infuso di prepari, aggiungiamo due pasticcini ed ecco un momento particolare, intimo, rigenerante!

Mia madre temeva di rompere delle tazze del suo servizio buono, e allora nonna le diceva: carlotta, pensa, se rompi una tazza te ne rimangano ben altre 11!

29 giugno 2014

il bello di preparare la vetrina!

Questo è un mestiere creativo, dove ognuno di noi può lasciarsi trasportare dalla fantasia e gestire come vuole lo spazio per l'esposizione degli oggetti.

Le vetrine variano a seconda anche della merce in vendita, personalmente, trattando quasi esclusivamente porcellane e articoli casalinghi, seguo queste regole:

1) preferisco organizzare il piano come fosse una tavola imbandita, quindi sistemo i 6 tavoli da campeggio vicini in modo tale da coprirli con una grande tovaglia, in tessuto pregiato, che si diversifica a seconda del periodo stagionale o di festa, ad esempio, per Natale aggiungo parte di tessuti rossi, mentre per Pasqua opto per stoffe con colori verdi/gialli.

2) anche il materiale spesso è scelto seguendo i temi stagionali: in estate mi piace esporre oggetti colorati, brocchette per il vino, alzatine per la frutta, piatti da portata per pietanze fredde, mentre in inverno colloco zuppiere e tazze da brodo!
3) è importante avere accessori adeguati: se devo esporre dei piatti, ho bisogno di una piattaia che aiuti, quindi ne ho trovate due in legno, comodissime, che tengono anche ingenti pesi.
4) davanti in prima fila, in quella che considero, appunto, la "pole position", metto i servizi belli in porcellana antica, un po' arretrati gli altri servizi da caffé e the più moderni e meno costosi. Cerco sempre di mantenere una particolare divisione tra il pregiato e l'economico e, nei generi, lo stile classico da quello rustico.

5) è impossibile e normale non riuscire a vendere tutto quello che è esposto! La comodità porta spesso a riportare lo stesso materiale per diversi mercati, ma devo ammettere che è noioso rifare la stessa vetrina per 2/3 volte di seguito, preferisco perdere un paio d'ore e selezionare oggetti diversi. Tra l'altro, ogni mercatino ha la sua particolarità, a seconda di dove viene svolto. Nei paesini la richiesta è diversa che non nella grandi città, ove tra l'altro ci sono molti più espositori e quindi maggiore concorrenza! 

6) il segreto è differenziarsi dagli altri, non solo mercanti di porcellane, ma da tutti gli altri espositori, perché le persone che frequentano i mercatini molto spesso già sanno cosa cercare, mentre i curiosi sono catturati dall'oggetto in sé, visto su un banco.


7) un consiglio per chi vuole cominciare questo mestiere, e mi permetto di darlo benché sia neppure un anno che lo faccio: non restate dietro al banco a leggere, al telefono, chiusi nei fatti vostri, interagite con le persone, senza aggredirle ma sorridendo, dando semplici informazioni su come avete recuperato il materiale, di cosa è fatto, due parole ecco. In tal modo create subito un aggancio che spesso non porta a vendere qualcosa ma a farvi conoscere. Ho trovato tantissime amiche così, persone che mi contattano, mi chiedono come va, insomma, il senso del mercatino è anche questo: conoscere nuove persone!


8) quando ritiro la merce, mai prima delle 6 di sera, sia in inverno che in estate, cerco di assemblare gli oggetti in modo tale da averli divisi e pronti per il mercato dopo, ad esempio, i servizi di caffé e the in un'unica scatola (quella delle banane, classica, capiente e indistruttibile!). Inutile dirvi che ci impiego moltissimo a smantellare il banco, dovendo incartare uno ad uno tutti i pezzi, ma la calma è indispensabile e poi è veramente strano, mentre si ritira di solito arrivano clienti e chiedono proprio il servizio che stai chiudendo!

9) ultimamente ho aggiunto qualche accessorio in più, in questi mercati estivi piacciono tanto i cesti ed io ne ho ricavati parecchi liberando la soffitta di una maestra in pensione, ne aveva quasi 200! diversificare è importante, non mi stanco di ripeterlo!

10) infine, traendo le somme dai miei mercatini di un anno di lavoro (circa 3 domeniche al mese) ammetto di non ricavare grandi cifre, ma neppure di rimetterci. Inoltre, in questi mesi mi sono creata un giro di affari con clienti affezionati che addirittura mi chiedono di cercare per loro determinati oggetti, insomma, fanno delle ordinazioni, il che è davvero incentivante e gratificante. 

La ricerca del materiale è il carburante per andare avanti, è il motivo per cui io stessa giro i mercatini, per vedere e semmai comprare oggetti che nella mia vetrina possono trovare una giusta collocazione per accontentare anche chi fedelissimo, mi segue sempre!

Sotto la pioggia!

Il mestiere di mercante è legato al fattore tempo, proprio come quello di mondina!

L'unica differenza è che se piove in risaia ci si deve allontanare, soprattutto in caso di temporale, e poi perché l'acqua "mossa" non permette di vedere l'erba da estirpare.

In compenso, anche se un mercante è volenteroso e decide di restare nonostante il tempo brutto, non smantellando la propria bancarella, il passaggio delle persone si riduce moltissimo e solo i temerari affrontano la pioggia battente, muniti di ombrelli gocciolanti, impermeabili che impacciano nei movimenti e poco entusiasmo a volersi fermare a guardare e soprattutto, a comprare!

Al giorno d'oggi ormai le previsioni raramente sbagliano e quindi ci si organizza prima, valutando la situazione al meglio. Ad esempio, se il maltempo è previsto per il pomeriggio, un tentativo alla mattina si può fare, tutt'al più si riduce un po' il banco, restando coperti dal gazebo.

Però è sempre un fattore a rischio, le persone non si muovono se piove e si rischia di non recuperare neppure il costo della platea! Bisogna pensarci bene :)


01 maggio 2014

Cresciuta in una bottega di paese


Ricordo ancora mia madre che sebbene non arrivassi al bancone, quando c'era la coda in negozio, mi diceva: "Valeria, aiutami, dai via almeno il pane".

Così alcune clienti che volevano solo quello si spostavano a lato del banco e si mettevano in fila ed io, bambina, riempivo loro i sacchetti, pesavo, e prontamente mamma mi diceva il prezzo, che ripetevo come un pappagallino!

Quando si ha un'attività in proprio tutta la famiglia è partecipe ed è normale, non si deve, secondo me, considerare il lavoro dei figlioletti come uno sfruttamento, ma una collaborazione. Ciò mi ha portato a sentirmi utile e importante per i miei genitori. Guai non mi avessero chiamata nei momenti di grandi lavoro e sono orgogliosa di averli sempre aiutati, nelle mie possibilità!

Vedere un vecchio mulino inattivo mi rende nostalgica, ce n'era uno al mio paese, che venne chiuso, così mio padre fu costretto a servirsi in un stabilimento moderno. Quando lo accompagnavo a prendere la farina c'erano i sacchi ancora aperti e pronti per essere riempiti, i pavimenti bianchi per la polvere, mugnai anch'essi imbiancati dalla testa ai piedi. Ora nell'industria è tutto estremamente sterile, i sacchi vengono riempiti dalle macchine, gli addetti restano puliti e l'aria è filtrata dai condizionatori.

Qualcosa si è perso...

23 marzo 2014

quando alla domenica si usava il servizio bello!

I nonni mantenevano le vecchie abitudini, anche se non più obbligati dal rigore della guerra, continuando a consumare la carne solo alla domenica ed era importante per loro, quanto andare alla Santa Messa, che tutti i figli e nipoti partecipassero al pranzo festivo. Guai a mancare, solo per grave malattia si era giustificati!

La mia nonna materna lavorava tutta la mattina per preparare la pasta fresca, mentre andava lento il brasato o il pollo arrosto. 

Il compito di noi bambini era preparare la tavola, per l'occasione sempre allungata ad ospitare fino a 14/15 persone e poi comunque ci si stringeva. Si metteva la tovaglia di fiandra, i piatti del servizio Laveno, i bicchieri da vino e acqua, le posate complete fino al dessert. Mio nonno stappava il suo barbera imbottigliato l'anno prima, intanto mamma faceva l'acqua con l'idrolitina, si tagliava a fette il pane ancora caldo, spesso fatto di mais, o con noci o uvetta, mentre la radio passava musica classica, per noi ragazzini una palla stratosferica eheeh!

Era l'inizio degli anni '70, mio padre aveva acquistato una Fiat 124 bianca, ci si stava anche in 6 comodamente. Su una base in plastica, sotto il cruscotto, era riuscito ad incastrare un mangianastri rosso, e il passeggero era costretto ad inserire i 45 giri a manetta, perché mio padre adorava guidare con la musica a palla. Si ascoltava Celentano, Jerry Lee Lewis, Elvis Presley, mia madre insisteva per cantare Battisti e Mina e siccome il tratto di strada dal nostro paese a quello dei miei nonni era relativamente breve, si potevano al massimo ascoltare due canzoni, si doveva spesso discutere.

Quando tutto era pronto nonna ci mandava a lavare le mani, noi bambini stavamo in coda alla tavola, i grandi suddivisi tra maschi e femmine, mamma e zia a chiacchierare di cinema, gli uomini a parlare di politica e sport, non è cambiato molto da allora eh? Raggiungeva la sala da pranzo con la zuppiera fumante in bella vista, sì, proprio quella della foto in alto, prima serviva noi piccoli e il resto veniva diviso tra gli adulti, nulla veniva avanzato!

Anche mia madre cominciò ad organizzare il pranzo della domenica, dopo che i negozi di alimentari poterono tenere chiuso nelle festività. Il suo servizio piatti era decisamente più moderno, della THUN, quella che adesso vende le ceramiche colorate, a forma di animaletti, una volta faceva anche porcellana fine, la zuppiera qua sotto ne è testimonianza!

Ho tentato di mantenere l'abitudine del pranzo domenicale, non sempre ci riesco ma quando capita, e vedo attorno a me tutti i miei figli, ancora assonnati per la notte prima, ma affamati e poi contenti del lauto pranzo, ebbene, vorrei vedere la faccia dei miei nonni!

E adesso devo sbrigarmi, ho da scolare la pasta e il ragù la aspetta!


19 marzo 2014

A Casale per la festa della donna 2014!

Un fine settimana all'insegna del bel tempo e della stupenda compagnia di mercanti, colleghi ormai immancabili e insostituibili!
Anche il passaggio di gente è stato importante, incentivato dagli stand della Goloseria installati in Piazza Castello.
Sono felice di aver venduto, meglio "svenduto" tutti i piatti trovati nella vecchia cantina di un ex ristorante: erano pesantissimi da trasportare e comunque ideali come sottovasi o portafrutta, uno spettacolo di colori, gli acquirenti hanno apprezzato!

Il mercato a Casale Monferrato dura due giorni ed il bello sta proprio nel fatto che monti la bancarella al sabato mattina, te ne torni a casa alla sera, e la domenica puoi tornare al lavoro un po' più tardi, perché è tutto già pronto.

Le giornate si sono allungate ed la gente circola fino a tardi, ho smontato alle 9 di sera! 

Per Pasqua ho già organizzato un nuovo allestimento con tovaglie verdi/gialle e altro materiale bellissimo scovato nei mercati!

25 febbraio 2014

Mercato a Santhià (23.02.2014)

E' stata una giornata bellissima, baciata da un sole primaverile e dall'allegria del carnevale che ha riempito le strade di gente :) 
 Il tempo è volato (quando non si deve patire il freddo...) e il mercato è stato vivace, ho potuto conoscere altre persone veramente interessanti, senza nulla togliere ai miei colleghi mercanti, con i quali due chiacchiere si fanno sempre volentieri!




Avevo degli oggetti davvero belli, le ultime ricerche hanno fruttato un materiale incredibile, come la cristalleria che temevo di rompere nell'esporla, nonché i servizi da caffé e the subito piaciuti :) Poi c'è da dire che ho anche cambiato le tovaglie della vetrina, a quadrettini rosa/bianchi trovo siano accattivanti!  

Nella foto accanto ai tazzoni con i girasoli, c'è un originale servizio per bambino, veniva regalato ai nascituri, attorno agli anni 50-60, ed è composto dalla tazza con piattino e portauovo, e piatto fondo e piano per la pappa, era un'alternativa al classico servizio di posate d'argento, considerate di buon augurio alla nascita dei piccoli.                                                                                                       

Nella cantina di un ristorante ho trovato dei piatti in ceramica, molto resistenti, dai colori brillanti (una volta ripuliti..) e alcune brocche Deruta discretamente conservate, direi un colpo di fortuna, quando si trovano questi oggetti ti sembra di aver trovato un tesoro! e la fatica della ricerca viene premiata. Non capita spesso, di solito si finisce in vecchi scantinati dove recuperare qualcosa di decente è pressoché impossibile e si è perso tempo e fatica inutilmente.       

Questa volta ho penato un po' a fare il banco, avendo nuove cose da abbinare, non è mai semplice sistemare la vetrina, che le clienti affezionate chiamano "l'atelier della porcellana" :) ho riso quando una signora voleva che le vendessi, a tutti i costi, il portapiatti in legno, comprato all'Ikea!                                                                                                                                                                                                 Non sia mai, quando mi capita di riaverne uno? e poi io vendo porcellane, non gli accessori del banco! è così anche per le tovaglie e i centri in pizzo che uso per adornare la tavola, tutte le volte qualcuno tenta di portarseli via!


01 febbraio 2014

la valigia del mio bisnonno, classe 1888

Non so se vi ho raccontato che lo scorso anno, dopo quasi 10, ho riaperto la casa dei miei nonni, nel Monferrato, scoprendo quel mondo che adesso mi appassiona, e che vede protagonisti i vecchi oggetti, con le loro storie di vita.

I nonni tenevano tutto, era prezioso anche il vassoio in plastica del gelato, quanti ne ho dovuti buttare! come i vasetti, mille se non di più, riciclati per metterci le marmellate, i sughi, verdure sott'olio..

Nel fienile ho trovato questa valigia in cartone. Era proprio malmessa, l'interno è da rifoderare perché la stoffa è un po' sporca, ma si può sentire ancora forte l'odore di naftalina, l'esterno invece l'ho sistemato usando del lucido marrone per scarpe ed ora sembra nuova, anzi no, non voglio definirla nuova, diciamo ristrutturata!

In una tasca interna c'era una targhetta di quelle militari, con tutti i dati del mio antenato ed un numero di matricola, con una data posta in basso: 1929, chissà cosa significa.

Non so se qualcun'altro l'ha usata oltre al bisnonno, sopravvissuto alla prima guerra mondiale, probabilmente mio nonno, o forse mio padre.



Dovete sapere che da oltre due secoli c'è l'avvicendarsi di due nomi, nella parte della mia famiglia paterna e sono Remo ed Enrico. Il bisnonno di cui vi parlo si chiamava Enrico, che chiamò il figlio, mio nonno, Remo, che a sua volta chiamò mio padre Enrico che chiamò mio fratello Remo. Ora, mio fratello Remo essendo padre di due figlie, ha lasciato che il nome Enrico lo adottassi io, dandolo al mio terzo figlio che un giorno, se vorrà, potrà farsi aggiungere il mio cognome e così non andrà persa la tradizione.

Mi piace pensare che questa valigia custodisca ricordi di viaggi in carrozza o treno a vapore, magari verso una città, e sogni di speranza,  allegri e curiosi.

La metterò nella mia nuova vetrina, per il mercatino che andrò a preparare probabilmente a metà di questo mese di febbraio, tempo e salute permettendo!

19 gennaio 2014

Zia Angela

Queste bellissime rose le dedico a lei.

Arcangela, nome per esteso, era la sorella minore di mia nonna Angiolina.
Leva 1910.

Era di una bellezza che rispettava proprio il suo nome, sembrava un angelo, ma con un carattere ribelle.

A lei la vita di campagna faceva orrore. Non si era fermata alle elementari, aveva insistito per arrivare a prendere la licenza media, allora chiamata avviamento.

Riuscì a trovare un impiego a Vercelli presso due distinte signore che commerciavano in tessuti. Prendeva la bicicletta alle 6 del mattino, dalla cascina pedalava per alcuni chilometri fino alla stazione, saliva in treno ed arrivava alle 7 e mezza in città. A passo veloce attraversava il corso principale e per le 8 cominciava il lavoro.

La mia bisnonna Ursula non sopportava di vedere la figlia tornare con le riviste di moda e sempre qualche cosetta di nuovo comprata al mercato. La voleva come la sua primogenita, Angiolina,: una ragazza a posto, senza grilli per la testa.
Ma ognuno di noi ha il proprio destino già scritto.

Una mattina Angela perse il treno. Armata di buona volontà si mise a pedalare per raggiungere in bici la città, quando un giovanotto, su una splendida auto, si fermò ai bordi della strada, per chiederle un’informazione.
Scoprì che quel bel giovane era un collaudatore di automobili della famosa scuderia Alfa Romeo. S’era perso cercando la strada per Vercelli. Lei intrapredente, rispose che l’avrebbe accompagnato volentieri, visto che aveva perso il treno e doveva proprio andare in città. Così nascose la bicicletta ai bordi di un campo di mais e salì in auto.

Fu un colpo di fulmine per entrambi. Da quel giorno Francesco venne da Milano nei fine settimana, per stare insieme a lei, e poi tornarsene a casa alla sera.
Angiolina era preoccupata per la sorella e cercò di ostacolare l’amore tra i due. Angela era troppo giovane con i suoi 16 anni, l’altro sembrava un avventuriero, con almeno 10 anni in più.

Finché la zia non rimase incinta. Evento gravissimo! Cosa fare? In famiglia erano cattolicissimi!! Ma Francesco fu così contento che la sposò nel giro di un mese e se la portò a Milano, a Piazzale Loreto, dove venne loro offerto un appartamento in uno stabile signorile, in cambio del servizio di custodia.
Nacque Giambattistino, detto Tino, la zia si faceva accompagnare con l’auto in cascina a trovare i suoi. Pranzavano, facevano una passeggiata attorno all’aia e ripartivano per la metropoli. Arrivava vestita all’ultima moda, acconciata da gran signora, con il rossetto e le scarpe con il tacco.

Ma cominciò la guerra. La zia non risentì della crisi economica, perché il marito continuava a lavorare all’Alfa e lei si era data alla borsa nera. Se in campagna, con gli orti, si poteva mangiare, in città si cercava di barattare i generi alimentari con ciò che si aveva di prezioso e Angela divenne molto scaltra. Riusciva a portare ai nonni zucchero, orzo, olio e in cambio ne riceveva burro, uova, latte.

Milano era però troppo pericolosa a causa dei bombardamenti e in cascina stavano male al pensiero dei familiari in città. Mia nonna continuava a chiedere alla sorella di restare da loro, ma lei non voleva lasciare il marito da solo e il figlio stava facendo il liceo, suonava il violino, la loro vita era lì, non potevano mollare tutto così. Rassicurava i parenti dicendo che quando c’erano le sirene bastava correre nei rifugi, la città in centro non veniva colpita dalle bombe, gli aerei puntavano le periferie, con le fabbriche. Si sentivano al sicuro.

Una notte ci fu un bombardamento che rase al suolo completamente la zona di Piazzale Loreto. Le sirene si erano appena messe a suonare, quando il palazzo di mia zia fu colpito da una bomba. Lei riuscì a salvarsi perché rimase sotto una trave portante, mentre il marito e il figlio vennero travolti dalle macerie.
Restò ferma, in vestaglia, con la polvere in gola, respirando a fatica. Dopo il fragore tremendo, ci fu silenzio. Poi li sentì. Il marito chiedeva da bere, il figlio urlava: “aiutami mamma, ti prego…”.

Allora corse in strada ma non c’era più né strada né case né alberi. Stava sorgendo il sole, illuminando solo muri sconquassati, case sventrate, gente che correva chiamando i pompieri, le forze di polizia. Si misero a scavare con le pale, vanghe, qualcuno con i cucchiai da cucina e altri con le mani, anche mia zia raspò tanto che si ruppe le dita. Intanto Francesco la chiamava: “Angela sono qua, e Giambattista dov’è, è con te?’” e lei rispondeva “sì, sta qui, sta scavando, ma gli è andata via la voce per lo spavento…” poi andava dal figlio e gli parlava: “adesso stanno arrivando con le pale, aspetta ancora un po’” e lui: “mamma, ho tanto male… mamma, aiutami, ho tanto male…”.
Li cercarono per due giorni, sepolti da tre piani di macerie, e all'alba del terzo giorno trovarono prima il ragazzo, con il torace compresso da un masso e il viso sfigurato, più in là il padre.

La nonna, sentita la tragedia per radio, partì subito dopo il bombardamento assieme agli altri parenti, purtroppo non riuscì neppure ad entrare in città, talmente regnava la confusione. Dovette aspettare in fila che aprissero le strade e giunse dalla sorella appena in tempo per trasportare i due uomini alla chiesa vicina.
I funerali si svolsero presto e vennero sepolti in una fossa comune, nel Cimitero Monumentale, perché le salme erano tante, troppe.
La zia volle restare a Milano. Divenne la dama di compagnia di una contessa rimasta anch'ella sola. Alla nobildonna piaceva viaggiare e la portò con sé in giro per il mondo, spingendosi fino all'India.

Dopo alcuni anni Angela tornò in paese e si ricongiunse con mia nonna Angiolina, che da sempre le teneva riservata una stanza. Si affezionò a mia madre come ad una figlia, tanto che quando mamma si sposò e poco dopo nacqui io, Angela si prese cura della nostra famiglia. Ma l'evento che la fece tornare felice fu la nascita di mio fratello Remo, un bel bambino rosso di capelli, proprio come il suo Giambattista. Fu la luce dopo il buio, divenne instancabile. Ci insegnò ad amare la lettura, l'arte, ad apprezzare le cose belle. Una volta al mese, con il treno, si andava nella sua Milano, ci raccontava gli eventi successi nel passato ma anche le novità, i cambiamenti.

Veniva da noi un paio di giorni alla settimana, con la corriera, per aiutare i miei nel negozio. mamma lavorava fino a tardi, così lei ci puliva a fondo le camere, era fissata con la polvere e i pavimenti dovevano brillare. Anche quel giorno maledetto l’aveva passato a lustrarci la casa. Era prima di ferragosto. Avevano lavorato fino a tardi, fattasi mezzanotte la zia chiese a mio padre di essere riaccompagnata a casa. Papà era stanchissimo, ma sapeva che lei non riusciva a dormire nei letti degli altri, così tirò fuori la macchina per un ultimo giro fino al paese vicino. 

Fu davvero un ultimo giro, perché per una distrazione, mio padre prese in pieno con l’auto un ponte di cemento, capottandosi più volte. La Mercedes rimase con le ruote all'insù e per l’urto fortissimo mia zia perse conoscenza, mentre papà rimase incastrato tra le lamiere. Nel sedile posteriore c’era mio fratello che si ritrovò sbalzato fuori dal finestrino posteriore della vettura, restando fortunatamente incolume. Si fermarono altre macchine per soccorrere gli incidentati e qualcuno avvisò mia madre dell’accaduto. Furono trasportati in ospedale. Mia zia parve subito la più grave, papà era lucido, tranquillo, aveva male ad una gamba e già valutava il danno per il suo lavoro.

Zia riprese coscienza ma si era rotta il bacino e i femori e per una signora di 80 anni le speranze che guarisse erano poche. Andò in cancrena, nonostante tutte le cure, e morì dopo due mesi di sofferenze. Nonna Angiolina andò a curarla giorno e notte. Anch’io le restai vicina fino all'ultimo, nel delirio chiamava i suoi, poi una sera urlò: “Valeria, prendi una forbice, toglimi quel coccodrillo che mi sta mangiando la gamba…”. Si spense, senza sapere che mio padre l’aveva già preceduta.
Ma forse tutto questo già ve l'ho raccontato.

17 gennaio 2014

Eccomi al lavoro!

Dopo il periodo di feste (vedi foto), in queste settimane di gennaio sto organizzando la nuova vetrina per il rientro a febbraio e vorrei aggiungere qualcosa di antico alle mie porcellane.

Ad esempio, avevo una vecchia valigia di cartone e ripulita con del lucido per scarpe  è diventata bellissima, la potrei usare per contenere un bel servizio da the o le teiere da collezione.

Dovrò fare qualche foto in più!


13 gennaio 2014

il blog si trasforma!

L'altro giorno mi sono detta: ma perché non apro un blog per parlare dei miei mercati? Poi mi sono detta: ma diamine, io un blog ce l'ho già!

Quindi, dopo i racconti di mondine, che comunque non sono finiti, andrò ad aggiungerne, ora vorrei scrivere di cose antiche, perché possiate seguirmi in quella che da qualche mese è diventata una passione: cercare vecchi oggetti dando loro nuova vita e rivenderli nei mercatini dell'usato.

Se l'esperienza della mondina mi ha aiutata ad affrontare tante prove, muovendomi tra ricordi struggenti o divertenti, questa novità, diventata hobby (e in pratica secondo lavoro, il primo rimane quello di impiegata), mi ha talmente rapita, folgorata, che ho nuovamente provato emozioni prepotenti, e non ho potuto far altro che seguire il vortice di idee che hanno cominciato a formarsi, regalandomi ninfa, voglia di imparare e mettermi in gioco! 

Da settembre, dedico le domeniche alla mia bancarella di oggetti usati, per lo più porcellane e accessori per la cucina, preparando la vetrina che con orgoglio devo sempre immortalare!

Il mese di gennaio lo sto dedicando alla ricerca del materiale e non vi dico che cose stupende ho trovato in alcune cantine e magazzini abbandonati!

Una volta tornata a casa con il mio "tesoro", ne organizzo il restauro, il bello sta proprio qui, senza però snaturare gli oggetti che devono conservare la loro storia, il vecchio che si portano appresso... 

Da febbraio ricomincerò i mercati e allora metterò delle foto, raccontando dove e chi ho conosciuto, ciò che ho trovato, vi farò una specie di cronostoria ecco! perché ogni cosa usata, vecchia porta con sé dei segreti e aspetta qualcuno che possa capirli!
A presto!