05 novembre 2005

il primo giorno

E' così che decisi. Le vedevo sempre davanti al prestino di papà, pronte, con la lobia in testa, il foulard attorno al collo, le camicie ampie, i pantaloni corti e quelle scarpette da mare.

Un ciarlare continuo, pettegolezzi della sera prima, quando si attardano sedute sulla panchina di fronte al bar, spiando gli intrallazzi dei morosi.

Una sera chiesi a mia madre se potevo andare anch'io. Sorrise e poi, preoccupata: "sei matta? meglio se mi dai una mani in negozio.., tuo padre non me lo perdonerebbe mai..". 

Frase scontata. E' che mio padre non c'era più dall'agosto dell'anno prima e noi avevamo un disperato bisogno di soldi.

Non è che mamma non volessi mandarmi per questioni morali: fare la mondina è un lavoro umile ma onesto e dignitoso, anche se molto faticoso, nessuna madre manderebbe la figlia a spaccarsi la schiena in campagna per 7 ore al giorno. Nessuna.

La decisione di lavorare venne come una folgorazione e ci vidi delle gran belle opportunità: soldi contanti ogni settimana, abbronzatura caraibica, indipendenza economica. A 17 anni agognavo più di ogni altra cosa essere autonoma.

Così, all'alba del giorno dopo fui pronta sotto casa, zainetto in spalla, cappellino in testa, scarpe di gomma, in pratica munita dell'attrezzatura completa per cominciare.
Quella mattina, solo a pedalare per quei pochi kilometri fino al campo diedi fondo a tutte le energie e vedere le altre farsi il segno della croce prima di iniziare mi inquietò parecchio.

Mi segnai anch'io ed entrai coi piedi nella risaia. Non avete idea della sensazione pazzesca che provai! Mi sentii avvolgere le gambe da una massa di fango caldissima, mentre la mia vicina indicò delle piantine da estirpare, ci diedi dentro alla grande.

Due ore dopo cominciai a sentire delle fitte alla schiena e nella pausa pranzo non toccai boccone. Il pomeriggio fu lunghissimo, faticoso, durissimo. Alle quattro, quando smettemmo, avevo ormai lo stomaco contratto. Percorsi la strada in un amen, a casa feci una doccia veloce e mi buttai sul letto.

Giugno è il periodo migliore


Le mondine che ancora oggi lavorano me ne daranno ragione.

E' davvero un bel momento: il riso non è ancora alto, si cammina bene, il tempo regge, non è tanto afoso e il sole è limpido, sembra di stare al mare, un mare a quadretti.

Si sta finendo la prima monda, cioè quella in cui si estirpano le erbacce grosse, quelle che si vedono dalla strada, per intenderci.
Si è quasi al termine anche del "trapiantino": si va a sradicare le piantine di riso dove son spesse e le si trapiantano là dove invece son più rade.

Verso i primi di luglio ci sarà la seconda monda, meno faticosa come quantità di lavoro, ma più ardua per la ricerca dell'erba, simile al riso e ben nascosta fra esso.

Alla mattina si inforca la bicicletta e si va nei campi. Già me le vedo, le poche rimaste, che vent'anni fa avevano 40-45 anni, adesso più curve... son solo le sei ma aspettano che il panettiere apra bottega per farsi fare la sacchetta.

dal diario di una giovane e moderna mondina

Eccomi pronta per raccontare la mia esperienza, il lavoro duro in campagna in compagnia di donne incredibili, che, a ripensarci ora, non sembrano neppure reali, ma frutto della fantasia di qualche scrittore...

eppure ho vissuto quello che sto per scrivere, stagione per stagione, giorno per giorno...

Era il maggio del'82, mancava un mese alla fine della scuola e mentre le mie compagne di banco sognavano la partenza delle vacanze per Rimini, io valutavo come procurarmi i soldi per seguirle.

Che opportunità di lavoro poteva avere una ragazza di 17 anni in un paese di poche anime, al centro della Lomellina, se non quella di fare la mondina? a dirla così sembra che tutte le adolescenti padane intraprendano questa strada, meglio dire che solo quelle disperatamente al verde lo fanno e sono pochissime, direi rare.