24 febbraio 2006

momenti tristi


Durante la mia prima stagione di monda successe una tragedia che tolse ad ognuno di noi ragazzi il sogno e la spensieratezza della gioventù.

Non so se sapete com'è nei paesi: arrivano i ragazzi dei dintorni a corteggiare le coetanee, mentre i maschi compaesani espatriano anch'essi verso altre mete vicine in cerca dell'anima gemella, come fosse una danza amorosa. Cominciano ad arrivare dapprima con le biciclette, poi coi motorini e, di colpo, ti son davanti patentati.

Quell'estate, alla guida di una A112 arancione superaccessoriata si presentò Giorgio, accompagnato dai compari Roby e Mauro, i soliti "stranieri" che negli anni precedenti venivano a trovarci coi motorini truccati.

Noi ragazze li aspettavamo al bar, trepidanti di scoprire se il nostro bello aveva deciso di farsi vedere o di darci buca. Si sentiva uno scalare di marce prima della curva della roggia, l'auto inboccava veloce la via principale per fermarsi infine al centro della piazza centrale, con le loro teste spettinate fuori dai finestrini.

Una sera di giugno però Giorgio perse il controllo dell'auto investendo in pieno Ivano, che stava alla guida della sua vespa. Entrambi finirono nella roggia che costeggia la strada. Giorgio rimase illeso, Ivano venne trasportato con l'ambulanza all'ospedale vicino e si capì subito la gravità del suo trauma. Restò in coma sei giorni, poi ci lasciò. Aveva 19 anni. Sua madre non era originaria del paese, si era sposata pochi anni prima con un nostro concittadino e si era perciò trasferita coi figli. Sia Ivano che la sorella Carla di due anni più giovane si erano inseriti nella comunità-giovane del posto, instaurando con tutti noi un rapporto di complicità e amicizia molto forti.

Giorgio era un po' più anziano di noi. Si era appena lasciato con la morosa e quella terribile sera era venuto in paese per un ultimo tentativo di riconciliazione. Quante volte lo sentii ripetere che se non fosse sceso nulla sarebbe accaduto, non sarebbe capitato l'incidente e la vita avrebbe avuto altre corse, altri giri...

I due ragazzi si conoscevano bene e il rimorso che rimase all'altro, sopravvissuto, non passò mai. Giorgio che era un donatore di sangue, pochi mesi dopo venne colpito dalla leucemia. Ci sembrò un paradosso. Qualcuno si convinse che si fosse ammalato per il dolore. Tre anni dopo anche lui era già sepolto.

Noi della compagnia passammo settimane, mesi cercando di riportare una qualsiasi normalità nel gruppo, ma ci muovevamo e parlavamo come ipnotizzati. Eravamo giovani, ci sentivamo onnipotenti sino a quel tragico evento, dopo di che non fummo mai più felici. Restammo monchi di quella gaiezza, di quell'incoscienza classica dell'adolescenza.

A volte ricordando quei giorni vedo le immagini scorrere nella testa come in un film: riconosco gli amici seduti davanti al prestino di papà, ci sono anche Ivano e Giorgio, seduti sul cofano dell'A112, noi ragazze a rincorrere lucciole, sento ancora l'aria calda e afosa di agosto, i grilli, le mamme che chiamano i bambini per andare a letto, i lampioni gremiti di zanzare e oltre a questo, il silenzio. Per le strade solo le nostre voci, le donne anziane che si salutano e vanno a dormire, lasciando vuote le panchine della piazza.

Tutto tace. Lo vedete? lo sentite anche voi?